Salice: albero di Ostara – Ogham Saille

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IL SALICE NEL MITO, NELLE LEGGENDE E NEL FOLKLORE

 

Nelle storie dei druidi, l’universo è nato da due uova scarlatte nascoste all’interno di un salice. Un uovo ha formato il sole e l’altro la Terra. Il perché dell’utilizzo proprio del salice, credo debba essere ricercato nella sua funzione di guardiano tra i mondi.

I salici sono importanti nella storia della creazione nella mitologia celtica e sono stati considerati sacri perché crescono principalmente sulle sponde dei fiumi e sui laghi, che hanno un significato spirituale speciale nel mondo celtico. I celti, infatti, avevano una speciale predilezione per i luoghi di confine, le soglie. I salici crescono proprio tra la terra e l’acqua, sul limitare tra i due. Questo li rende guardiani della soglia, messaggeri tra i mondi.

 

Essendo legato all’Altromondo e alle acque, il salice è anche legato alle Dee Oscure, dee della morte e della resurrezione, che rappresentano l’oscurità e la rinascita. Il salice era un albero speciale per la primavera, ma allo stesso modo, aveva significato simbolico anche durante l’autunno: i temi gemelli della morte e della rinascita. La dea celtica Brigit, Dea della primavera, si diceva che portasse una bacchetta di salice con una punta di ghianda per controllare il tempo.

 

I druidi dormivano sotto i salici per avere sogni divinatori e utilizzavano il salice tagliato allo stesso scopo. Nei racconti celtici di Manannan mac Lir, le bacchette di salice erano usate per la divinazione, tanto che nell’alfabeto ogham collegato ai punti della mano, le prime cinque lettere, poste sulle punte delle dita, sono quelle usate per i dìchetal do chennaib del teinm làeda (recitazione dalla punta delle dita) e il salice occupa, in alcune interpretazioni, proprio la punta del mignolo, che è il dito legato alla preveggenza.

 

Il mito più importante che narra del salice è quello di Labraid Loingsech. Labraid è considerato uno dei grandi Re d’Irlanda, antenato mitico delle genti del Leinster. Una delle storie della sua vita è legata al salice ed è raccontata nel Lebor Gabála Érenn.

Secondo la tradizione storica, suo nonno, Lóegaire Lorc, era stato Re Supremo d’Irlanda, ma fu ucciso a tradimento da suo fratello, che avvelenò anche il figlio di Lóegaire e dette a Labraid il cuore del padre da mangiare. Colpito dal trauma, il ragazzo divenne muto e fu esiliato.

Fu solo grazie alla fanciulla Moriath che recuperò la voce e, dopo trent’anni, invase il Leinster e divenne re.

Diventato re, Labraid mantenne però alcune insicurezze. Si dice che avesse orecchie di cavallo e che se ne vergognasse oltremodo. Si faceva tagliare i capelli solo una volta l’anno e uccideva poi il barbiere che glieli aveva tagliati. Un giorno, una vedova, sapendo che il suo unico figlio era stato scelto per tagliare i capelli del re, lo pregò di non ucciderlo, e lui, che aveva un cuore buono, acconsentì, fintanto che il barbiere avesse mantenuto il suo segreto.

Il fardello del segreto era, però, così pesante che il barbiere si ammalò. Un druido gli consigliò quindi di andare a un bivio e di raccontare il suo segreto al primo albero che avesse trovato. In questo modo sarebbe stato sollevato dal suo fardello e sarebbe stato di nuovo bene. Egli si reca quindi al bivio fuori dal villaggio e racconta il segreto ad un salice.

Passato del tempo, il destino volle che il druido che aveva consigliato il giovane, si ritrovasse davanti al villaggio con l’arpa rotta e, prima di rientrare, prendesse alcuni rami di salice per costruire una nuova arpa. Usò proprio i rami di quel salice che aveva udito il segreto.

L’albero aveva anche lui bisogno di rivelare il segreto e per questo si impossessò del druido mentre stava suonando, rivelando così davanti a tutta la corte delle orecchie da cavallo del sovrano. Labraid aveva però un cuore buono, si pentì di tutti i barbieri che aveva messo a morte e ammise il suo segreto, accettandosi per com’era.

 

Un aneddoto interessante narra di salici che camminano nella notte.  Nel Somerset si diceva che: “Il salice cammina se viaggi in ritardo” e a Exmoor, i viaggiatori riferivano di aver sentito mormorii e di essere seguiti da salici.

 

La parola Witch (strega), che deriva dalla parola wise (saggio) (strega come donna saggia), è legata anche alla parola wicked (malvagio) e tutte queste parole derivano dal termine che anticamente indicava il salice.

Anche la parola wicker (vimini) ha la stessa derivazione e ancora oggi la scopa della strega è, per tradizione, creata con un bastone di frassino, rametti di betulla e legacci di vimini. Proprio per il significato di wic (da cui deriva wicker, vimini), che nell’inglese antico significava letteralmente “piegare”, quando il cristianesimo si diffuse in Gran Bretagna e in Irlanda, i cristiani, che vivevano in grandi cittadine, iniziarono a riferirsi a coloro che vivevano più a contatto con la natura, come ‘wicca’, per gli uomini, ‘wicce’ per le donne e “wiccan” al plurale. Cioè, letteralmente, coloro che si piegano e manipolano, poiché utilizzavano molto i rami di salice per la vita quotidiana.

Basti pensare che ancora oggi quando avviene la potatura della vite, i rami rimasti vengono legati alle reti con polloni di salice.

Wiccan era quindi il termine dispregiativo che i cristiani usavano per rappresentare tutti quegli uomini e donne che seguivano la vecchia vita. Nel corso degli anni, questo divenne legato all’idea della stregoneria. Piegarsi e manipolare divenne correlato alla magia e agli incantesimi.

UTILIZZO DEL SALICE IN ANTICHITÀ

PER CURARE

Il salice è utile anche dal punto di vista curativo.

La corteccia, presa dai giovani rami, è antireumatica, febbrifuga e astringente.

Gli amenti, sono febbrifughi.

UTILIZZO MAGICO

Le foglie di salice erano spesso indossate come incantesimi per proteggere dalla gelosia e si diceva che il legno del salice all’interno e all’esterno di un’abitazione proteggesse dal male. Il detto “bussare legno” o “toccare il legno” (detti inglesi) potrebbe derivare da antiche usanze di bussare o toccare un salice per portare fortuna ed evitare la sfortuna. Sempre per questo motivo, i Celti usavano il legno di salice per costruire le barche.

 

Se l’argomento OGHAM ti interessa, dal 2021 io e Efrem Briatore, guida ambientale escursionista ed esperto in meditazione e riconnessioni, abbiamo creato un videocorso sull’Ogham, per conoscere gli alberi legati all’alfabeto arboreo, sia dal loro punto di vista simbolico e dell’utilizzo che i celti ne facevano, attraverso i miti e le leggende, sia attraverso la conoscenza dell’energia dell’albero a cui è legato.

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