BLODEUWEDD | Le Dee celtiche

LA DEA

Il suo nome è composto da blodeu, che significa fiori e da gwedd, viso, quindi il suo nome è “viso di fiori”.

La storia di questa Dea si trova nella mitologia gallese, nel quarto ramo del Mabinogion.

Llew Llaw Gyffes è un giovane principe, che non sarebbe mai potuto diventare re, in quanto la maledizione della madre gli impediva di sposare una donna mortale e, di conseguenza, di avere una discendenza. Venne quindi creata per lui una moglie non umana, formata magicamente con nove fiori: bardana, regina dei prati, primula, fiore del fagiolo bianco, biancospino, ginestra, ippocastano, quercia e ortica, affinché il principe potesse sposarsi e avere con lei dei figli.

“Un bianco bocciolo di fagiolo, poichè è sacro alla Dea, e noi dobbiamo cercare la sua benedizione in questa Creazione. Un giallo bocciolo di Ginestra per purificare e proteggere. Un nocciolo color porpora di Bardana per allontanare gli spiriti malvagi. Fiorellini gialli della Regina dei Prati, per una natura gentile ed amorosa. La primula per attirare l’amore. Ortica per accrescere il desiderio di lui e la passione di lei. Biancospino per assicurare la felicità di coppia. La quercia per il vigore di lui nell’atto dell’amore e per dar loro molti bambini. Ippocastano per l’amore vero e duraturo.” dal Libro di Taliesin

Blodeuweudd è quindi costretta a sposare il ragazzo, sebbene non lo ami. Pur di sfuggire a questa tortura, ed innamorata di un altro uomo, la Dea decide di far uccidere il marito, ma questi poteva morire solo in un unico modo: non di giorno, né di notte, non in casa e né fuori, non a cavallo e né a piedi, non vestito e nemmeno nudo e soprattutto non da una normale arma. La donna convince quindi il marito a mettersi in posa: al crepuscolo, avvolto in una rete da pesca, con un piede su di un calderone e l’altro su di una capra. L’amante, Goronwy, lo colpisce così con una lancia forgiata durante le ore sacre quando un simile lavoro era vietato. Llew ferito gravemente, fugge via trasformato in aquila, ma viene curato dallo zia mago e giura così vendetta. Alla fine riuscirà quindi ad uccidere l’amante ed a vendicarsi.

La storia però rappresenta il ciclo di morte e rinascita, soprattutto per quanto riguarda la Sovranità maschile, che deve sempre essere coronata dalla Dea e che non può durare più di una stagione (per i celti esistevano solo due stagioni, l’estiva e l’invernale), alla fine del quale il re deve morire per lasciare il posto ad un re più giovane e forte. Nel ciclo questo è rappresentato la lotta tra i due Re dell’Anno (il re Quercia della stagione luminosa ed il re Agrifoglio, della stagione oscura). È l’Amore della Dea a mettere in moto il cambiamento, ed è così che Llew, il Re dell’Estate, deve morire affinché la Dea possa giacere con il Re dell’Inverno.

Alla fine del racconto, Blodeuwedd viene trasformata dal marito in civetta, che sin dal Neolitico è un animale messaggero della morte. Ma la civetta in realtà è anche simbolo di profonda saggezza (necessaria per discendere nel buio e anche obiettivo della discesa), di poteri profetici e della capacità di allontanare il male.

LA FESTA DELLA DEA

La festa di Blodeuwedd io la individuo in Alban Eiler, la festa dell’equinozio di primavera.

 

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Si chiama Le Dee in cerchio e attraverso i miti delle Dee celtiche impariamo a compiere un viaggio all’interno della ruota dell’anno e di noi stesse.

Leggi il primo capitolo de LE DEE IN CERCHIO

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